giovedì 28 febbraio 2008

tornare a gorizia



tornare a gorizia: un frammento

mosaici di sampietrini monotoni,dolci e morbidi come arterie ricche di sangue che scorrono su un corpo addormentato. un sole insolito è sorto e calato per parecchio tempo,fino a questi giorni, quando è tornata la nebbia. la nebbia che ha reso il giorno uguale alla notte. la ruggiada la mattina simile ai vetri infranti davanti all'aenigma. le cose che ti mancano, quelle che non ricordavi e gli istanti che non sapevi esistessero. le cose brutte, quelle che non ricordi e gli istanti che non sapevi di aver vissuto.
la valigia pesava molto meno rispetto al penultimo addio.
dicevo del sole, tiepido e lieve lungo le arterie di un corpo sdraiato che sonnecchia e sbadiglia a metà mattinata. e la normalità dei gesti, il cucchiaio che raccoglie le ultime dozzine di granelli di zucchero, la bambagia degli appunti, dei libri ed il via vai di discorsi abili ed agili.
è rimasto tutto come prima, tutto in ordine.
dicevo della nebbia e delle schegge di rugiada infrante sulle arterie di un corpo svenuto. l'estraniarsi della ragione a bordo di un vascello ubriaco. le carezze fraintese, la notte, i sogni feriti ed un frusciare di parole che cerca di fermare l'emorrargia con un tampone imbevuto di benzina. e le sigarette che inceneriscono sulle labra.






algunos requerdo es mejor olvidarlos


I miei eroi preferiti giravano da soli per città che non conoscevano avvertendo le paure degli sguardi che li accompagnavano. Dicevo: masturbazioni al tempo di pasqua sotto il sole dell’Ovest somaro. I miei eroi preferiti non vincevano mai visto che non sapevano quando ridere e piangevano a caso, senza ragione. Dicevo: masturbazioni al tempo di pasqua che solo un’estate di vizi sembrava potesse evitarne il rimpianto. Così scomparsero i miei eroi preferiti, perché vivevano di rimpianti. E avevano la barba, il vestito elegante. E amavano i particolari. Potevano amare solo una volta, mai una notte per volta. Del resto no hanno mai salvato il mondo. Ma questa è un’altra storia, ho sempre creduto che lo stesso mondo non ha mai chiesto di essere salvato. A pasqua preferivano il rimpianto ed erano i miei eroi preferiti. Stranieri rispetto a se stessi, razzisti. Con il sorriso davanti alla ghigliottina. Aspettavano un treno che passava raramente con destino anarchia. Poche fermate e poco rumore. Nessun macchinista e milioni di chilometri. Innamorati tutti della stessa donna nobile ma per niente bella. È tempo di pasqua, che anneghino nei loro rimpianti

MARIA


Si violent

Si fragile

Si tendre

Si désesperé

Era nata in maggio ed era solare. Solo per questo volevo sposarla. A diciotto anni. La paura di avvicinarci mentre il tempo fuggiva. Arrivò il maggio con una fretta quasi degna di ammirazione e la lotta in cielo fu vinta dal sole. Non servirono i miei pensieri quando mi baciò e mi disse che le cose importanti non possono essere programmate il giorno prima. Avvengono in un istante, il giorno prima non esiste. Domenica. Le scintille di luce della discoteca aiutavano il cervello a dimenticarsi degli impegni quotidiani. I suoi occhi mi facevano dimenticare di tutto. E questo fu un male, così che quando suonò la sveglia non c’eravamo più