sabato 26 aprile 2008

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13:34 Bossi: "Niente scherzi o votiamo uno di sinistra"

"Se Berlusconi ci tira un brutto scherzo noi votiamo come presidente di Camera o Senato uno della sinistra". Umberto Bossi in un'intervista alla Prealpina avverte così Berlusconi.S

12:23
[...] dati delle firme raccolte per i referendum: "Quattrocentocinquantamila in un solo giorno, nella storia repubblicana non è mai successo".

L'INCONTRO
Come mai è stata scelta la sede di via Bellerio per l'incontro? «Siccome Bossi è venuto da me tantissime volte, ho ritenuto che, già che ero in movimento, di andare io da lui». Berlusconi infatti doveva andare proprio con Bossi a visitare un impianto di riciclaggio a Montello, in provincia di Bergamo, visita che poi è stata rinviata. «È stato deciso di posporre questo impegno - ha spiegato - che era uno dei tanti propedeutici ad entrare nel vivo sulla soluzione dei problemi di Napoli e della Campania».
2008-04-26
20:22 ROMA - Azzeramento dei vicepremier, con Gianni Letta che tornerebbe al suo posto di sottosegretario alla presidenza del Consiglio e Roberto Calderoli che assumerebbe la responsabilità dell'Attuazione del programma di governo e una parte delle deleghe sulle Riforme, mentre il dicastero con il compito di realizzare il federalismo resterebbe a Umberto Bossi. Sarebbe questo, secondo quanto si apprende da fonti del Pdl e della Lega, il compromesso trovato oggi nell'incontro fra Silvio Berlusconi e i vertici della Lega dopo due ore di faccia a faccia nella sede della Lega di via Bellerio a Milano. Al Carroccio sarebbero confermate inoltre le poltrone dell'Interno per Roberto Maroni e dell'Agricoltura per l'assessore veneto Luca Zaia.
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Confermati Gianfranco Fini e Renato Schifani alla presidenza della Camera e del Senato e Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri capigruppo del Pdl a Montecitorio e a palazzo Madama. La partita-Formigoni, infine, sarebbe definitivamente chiusa con la permanenza del governatore lombardo al Pirellone in cambio di un posto di vertice nel Pdl (qualcuno parla di vicepresidenza). Al posto di Bondi al coordinamento di Fi andrebbe invece Denis Verdini





mercoledì 23 aprile 2008

"I Demoni di San Pietroburgo"

"Roma - I russi l’hanno imbottito di vodka, per anni, sperando che si levasse Dostoevskij dalla testa, una sbronza via l’altra. Ma lui, con tenacia pari all’ostilità sovietica, non faceva altro che pensare a quel povero cristo di scrittore sommerso dai debiti di gioco, dalla miseria, dai ricordi brucianti d’una deportazione in Siberia, dalla ricerca incessante d’un Dio. E l’ha avuta vinta, in finale, Giuliano Montaldo (il regista di Sacco e Vanzetti e L’Agnese va a morire, film d’una certa caratura), se giovedì esce nelle sale I demoni di San Pietroburgo, drammatico cineracconto, ispirato alla vita di Fëdor Michailovic Dostoevskij (1821-1881), il noto romanziere russo che scrisse Umiliati e offesi, Delitto e castigo, Memorie del sottosuolo, per citare solamente i suoi capolavori più diffusi, dov’è centrale il tema della bontà attiva. «La data di questo film? Il 2008!», attacca subito Montaldo, come prevenendo le critiche a un certo suo gusto antimoderno, che circola, qui, a partire dalla teatrale lentezza narrativa, dal fragore operistico delle musiche composte da Ennio Morricone, dalla recitazione febbrile dei personaggi ottocenteschi. Fatto sta che le tematiche care all’autore de I fratelli Karamazov rispondono, comunque, alla crisi spirituale del mondo a noi contemporaneo. «Di editori che fuggono per non pagare e di scrittori che scrivono in mezzo agli stenti, spesso rischiando la vita, ne esistono in molte parti del mondo: ovunque c’è sofferenza intellettuale», nota il regista, che ha voluto nel cast il russo Miki Manojlovic (è l’intenso protagonista, un Dostoevskij oppresso dall’epilessia e dai metodi della Terza Sezione della Polizia criminale zarista) e Roberto Herlitzka (l’ottimo attore di teatro fa Pavlovic, il boss degli sbirri agli ordini dello Zar), Carolina Crescentini (nella parte romantica d’una scrivana devota al romanziere), Anita Caprioli (come Alexandra, vibrante rivoluzionaria di sangue blu), Sandra Ceccarelli (la zia di Alexandra) e Filippo Timi (nel ruolo dell’anarchico Gusiev). «Sono abituato alle avventure, per cui gli ostacoli frapposti, negli anni Ottanta, dai sovietici poco amanti del loro grande autore, non mi hanno smontato. Quando andai a proporre Sacco e Vanzetti ai produttori italiani, ci fu chi mi chiese: “E chi sò? ‘Na ditta di import-export?”», racconta Montaldo, che nonostante una filmografia in odor di funerale (da Tempo di uccidere a Giordano Bruno, spesso i suoi film parlano di morte), sfoggia il proprio umorismo.




LA TRAMA IN BREVE _ San Pietroburgo, 1860. Un attentato provoca la morte di un membro della famiglia imperiale. Pochi giorni dopo lo scrittore Fedor Mikhajlovic Dostoevskij incontra Gusiev, un giovane che, abbandonato il progetto terroristico, si finge pazzo per distogliere i sospetti. Confessato il proprio passato a Dostoevskij, Gusiev lo informa del prossimo attentato organizzato dal commando, pregandolo di sventarlo. Nel frattempo quelle dello scrittore sono ore
terribili: pressato da creditori, deve consegnare il nuovo romanzo all'editore entro 5 giorni. Con l'aiuto di una giovane stenografa, a cui detta le pagine de "Il giocatore", corre contro il tempo, mentre di notte, braccato da un ispettore di polizia, si mette sulle tracce del gruppo terroristico.

martedì 22 aprile 2008

If the Boot Fits

By GIANNI RIOTTA
FROM TODAY'S WALL STREET JOURNAL EUROPE
April 22, 2008

Rome

The Cold War ended in Italy last week – nearly two decades after the tumbling of the Berlin Wall. Our new parliament, elected after two days of voting April 13-14, will not have any members elected under the hammer and sickle. The heirs of the neo-fascist movement have also been expunged from the MPs' rostrum. The vote produced for the first time an Italian government and a main opposition party that at least on paper are both committed to reform. Getting the job done in these postideological times still won't be easy.

[If the Boot Fits]
Martin Kozlowski

The new Prime Minister Silvio Berlusconi will rule the country for the third time since 1994. At age 71, this is his last chance to implement the economic changes that Italy badly needs. Mr. Berlusconi promised them in his winning bids in 1994 and 2001, but failed to deliver. He blames his overcautious former allies, the Christian Democrats, and assures us that this time will be different. Allied with the National Alliance of Gianfranco Fini and Umberto Bossi's Northern League, he has to decide whether Italy will regain a loftier status in the European Union or decline in melancholy.

Decline is not inevitable. The North is rich and vibrant, enjoys full employment, and manages to integrate immigrants at a brisk pace. Fiat was turned around by the combined performance of Sergio Marchionne's post-Taylorist management and Luca Montezemolo steering shrewdly through the country's Byzantine business rules. Italy's leading banks Unicredit, Intesa San Paolo and Capitalia rank prominently in Europe. Exports have so far survived the "super euro."

Start-ups dot the suburbs in what Giuseppe Berta calls "The Padania megalopolis," stretching from Turin's Alps to Venice's lagoon. Italy's entrepreneurial class, which traditionally supported the Communist Party and the radical trade unions, today votes for Mr. Berlusconi's freshly minted party, Popolo della Libertà, and shares his individualistic style and happy-go-lucky philosophy. The Northern League's boom – its votes doubled in Milan, Turin and Venice from the 2006 election – is also rooted in this new class, often invisible to the old media pundits.

The good news ends here.

The South remains backward and unemployment is high. The grip of organized crime is vicious. In his brilliant book "Gomorrah," Roberto Saviano showed how the Camorra, Naples's Mafia, adapted to globalization faster than any Italian company, dealing directly with China and taking advantage of the free market.

Sicily's new governor, Raffaele Lombardo, who allied himself with Mr. Berlusconi, promises to open the island to foreign investments. "Sicily will be the next Ireland," he boasts, hoping to breed a Mediterranean tiger. A nice idea – but, according to studies by the Bank of Italy, organized crime still scares the heck out of international investors, who fear starting a business there will place them next to a paunchy Godfather at the first board meeting.

Silvio Berlusconi knows all the bad news – that the IMF projects Italy's growth this year at a puny 0.3%, that we have fallen from No. 1 in the world in tourism in 1970 to No. 6 now. We were proud to overtake the British economy in the '80s, when Italy joined what is now the G-8; now we are shamed by a Spain that's doing better than us. Since 1986 no Italian has won a Nobel Prize in science. Italy's schools and universities are like our highways: Slow, crowded, inefficient and outdated. Italy's prominent movie director, Nanni Moretti, shoots elegant, narcissistic, decadent films, depicting a country scared to death about the future.

Mr. Berlusconi's opponent, former Rome Mayor Walter Veltroni, lost the election but came away with a brand-new party, the Democratic Party. Having dispatched the Communists, his strategic dilemma is how to raise a new generation of leaders during the five years that Mr. Berlusconi will likely spend in Palazzo Chigi.

Mr. Veltroni has to root his party in the North and prepare it for the globalized knowledge-economy that workers are so nervous about. Pro-American and a savvy pop-culture fan, Mr. Veltroni adapts well to new environments. But he needs patience – and the spine to keep the old guard at bay. For Mr. Berlusconi, the strategic dilemma is how to face up to Italian reality. Romano Prodi, the departing prime minister, put Italy's fiscal house in some order. But his sound liberalization plans were sabotaged by the radical left. A decent and competent leader, Mr. Prodi was poorly served by a squabbling, petulant cabinet.

Reality ended Mr. Prodi's dream and threatens Mr. Berlusconi's. The new premier warns of "hard times." His minister of finance, Giulio Tremonti, published last month a best-selling book titled "Fear and Hope," echoing the slightly antiglobalization themes of Barack Obama and Hillary Clinton. It worked well with the small-business voters in the North. There is a difference, however, between calling for curbs on Chinese and Indian imports in a political campaign and being a policy maker in the real world.

Don't expect a different Silvio Berlusconi in style. The Caraceni suit, the foreign leaders invited to his villas, the stand-up comedian jokes, the bandanna and foulard – all will stay. But to secure himself a decent chapter in Italian history, Mr. Berlusconi now has to deliver what he has promised since 1994: Quick reforms.

Italy's left – like Italian football in the '60s – can be hesitant on offense but remains world-class on defense. It will be impossible to jump-start the reform program if sharing the spoils of power comes first. While handing out plum public sector jobs to allies might be tempting for Mr. Berlusconi, it would antagonize the center-left and tempt it to filibuster his legislative program and encourage unions to occupy the squares. His success depends on creating a positive political climate.

The long campaign for reforms has raged for 14 years. Italians are exhausted. The world adapts at high speed while we bitterly blame each other. Italy can still pull it off, moving out of the Cold War and into the 21st century. For everybody – Messrs. Berlusconi and Veltroni and the old country – it may very likely be the last chance.

Mr. Riotta is editor of the RAI TV news program Tg1.

lunedì 7 aprile 2008

finita la pantomima democristiana

"Al fine di evitare il disturbo alla vita democratica del Paese sono costretto a ritirare la lista Democrazia cristiana dalla prossima competizione elettorale". Lo annuncia Giuseppe Pizza, segretario della Dc, aggiungendo che non contesterà la validità delle elezioni.

7 aprile, 12:29 Ansa
Pizza (Dc): ritiro lista, non contestero' voto (ANSA)

Il segretario della Democrazia Cristiana, Giuseppe Pizza, ha annunciato in una conferenza stampa che ritirerà la propria lista "dalla prossima competizione elettorale, riservando ogni tutela dei relativi diritti nelle sedi competenti, salvo quella di contestare la validità delle elezioni". Pizza ha informato della sua decisione anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il premier, Romano Prodi, e il ministro dell'Interno, Giuliano Amato.

7 aprile, 13:50 RaiNews24
Pizza si ritira: la Dc non partecipa alle elezioni

"Al fine di evitare il disturbo alla vita democratica del Paese sono costretto, per il bene del Paese, a ritirare la lista Democrazia cristiana dalla prossima competizione elettorale". Lo ha annunciato il segretario del partito della Dc,
Giuseppe Pizza, in una lettera indirizzata al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi e al ministro dell'Interno Giuliano Amato.
Pizza ha confermato, inoltre, di essere "l'unico titolare dello scudo crociato con al centro la scritta 'Libertas', simbolo della Dc". Per questo "mi riservo di tutelare ogni diritto, anche di immagine, spettante al partito da me rappresentato, direttamente o indirettamente scalfito dalla esclusione di tale simbolo dalla competizione elettorale del 13-14 aprile senza però mai contestare la regolarità e la validità dei futuri risultati elettorali".


domenica 6 aprile 2008

Italy’s political tragicomedy

su consiglio di Christian Rocca, che segnala l'opinione oltre oceano sulla novità del movimento di Giuliano Ferrara, estrapolo dall'inserto domenicale del new york times alcune considerazioni sul nostro paese:

[...]

Mr. Veltroni, a mild-mannered former Communist, has adopted Barack Obama’s “Yes We Can” slogan for his campaign. But he probably can’t. He lacks the Obama charisma and momentum, and the support to push through needed economic reforms.

Not that Mr. Berlusconi is keen on reform. He’s been busy organizing investors — including his own children — to buy a major stake in Alitalia, Italy’s bankrupt flagship carrier, which until last week was on the block to Air France-KLM. The idea of a potential future prime minister buying the national airline, then appointing the transportation minister and finance minister, is “absurd,” Mr. Ferrara said. If Mr. Berlusconi wins, he said, Palazzo Chigi, the prime minister’s residence, “will be more like Casa Rosada” — the seat of the Perons in Argentina — “than the White House.”

Non-Italians are often baffled that Mr. Berlusconi remains in office even after having been found guilty, and then acquitted, in multiple corruption trials. But cynicism runs through the culture here like veins in marble; it is widely assumed that elected officials are on the take and the justice system subject to political manipulation.

Italians are also less inclined to moralize. (If an Italian politician had been caught with a prostitute, a leading magazine wrote recently apropos of Eliot Spitzer, there would have been bipartisan calls for a new law against wiretapping, rather than insistence he step down.) But most of all, the fragmented Italian left hasn’t produced a coalition strong enough to displace Mr. Berlusconi, the most vivid manifestation of a corrupt political culture in which everyone is implicated.

In light of this, Mr. Ferrara’s campaign seems a cry for life in a country steeped in death and decline. Still, the campaign can be surreal. When a health inspection found that an illegal, late-term abortion had been performed on a fetus with Klinefelter’s Syndrome, whose symptoms include small testicles and large breasts, Mr. Ferrara said that was no grounds to abort. He said he, too, might have the syndrome — and anyone who doubted him could take a look. But Mr. Ferrara is an unlikely pro-life crusader; he has acknowledged that in his early 20s, three of his partners had abortions.

Indeed, no one seems to understand exactly what Mr. Ferrara is up to. He began his strange crusade just when “8 ½” had given him national intellectual credibility, even from the left. The campaign baffles even close friends, like the columnist and former leftist radical Adriano Sofri, who wrote a book, “Against Giuliano,” taking him to task.

One obvious question is whether Mr. Ferrara is inching his way toward the Church as if it were the last best hope for a politics of ideas. He denies this. “I’m not asking for their support, not in any way,” he said. “Of course it’s also true that I don’t have it.” Indeed, three leading Catholic publications have criticized Mr. Ferrara’s campaign, saying matters of faith should remain private. But on a recent visit to a church in Mr. Ferrara’s neighborhood in Rome, Pope Benedict XVI shook his hand. Mr. Ferrara said in the interview that he had a “relationship” with the Church, but no political ties.

Many Italians have noted a rise in religious conservatism since the election of Pope Benedict XVI in 2005. That year, the Berlusconi government passed a law to restrict artificial insemination, and Catholic newspapers successfully urged Italians to reject a referendum to re-liberalize it. The English writer and Italy expert Tim Parks, in The New Statesman in 2006, observed that the “crucial change” in Italian life since 2001 has been “the collapse of every grand political idea,” while politicians of all stripes “have been eagerly declaring their Christian credentials.”


For his part, Mr. Ferrara says he remains an atheist. “I’m not a converted Catholic,” he said. “I’m still a nonbeliever, even though my idea of reason is the idea of a reason which is open to mystery.” Whatever his motivations, his new crusade says as much about the power vacuum in Italy as the power. After all, as the critic Nicola Chiaromonte observed in the late 1940s, “In Italy, the Church offers not heaven so much as protection from the sheer impact of history.”

Published: April 6, 2008

500 euro valgono 0,30 centesimi

clicca sulla banconota


avviene una scissione molecolare. a qualsiasi livello. la banca centrale europea è formata da una coalizione di banche centrali nazionali. la banca d'italia possiede una fetta del 12,52% (721.792.464,09 euro di capitale versato), ma a sua volta è così composta:
Partecipante Quote Voti
Intesa Sanpaolo S.p.A. 30,3% 50
UniCredito Italiano S.p.A. 15,7% 50
Banco di Sicilia S.p.A. 6,3% 42
Assicurazioni Generali S.p.A. 6,3% 42
Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A. 6,2% 41
INPS 5,0% 34
Banca Carige S.p.A. 4,0% 27
Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. 2,8% 21
Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. 2,5% 19
Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A. 2,1% 16
Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A. 2,0% 16

bello no? la nostra "banca delle banche" è privata. non è necessario soffermarsi troppo su quale sia la grossa differenza tra un ente pubblico ed uno privato. di certo l'ente privato non ha come obiettivo ultimo e come principio etico il bene del cittadino. trattandosi di banche è ancora più marcata la finalità malvagia del proprio operato: indebitare ed acquisire. le altre fette della bce sono invece possedute da enti "sani" e globalmente onesti, il cui fine è il benessere dello stato. un altro mondo.. intesa san paolo è una s.p.a.!! basta, non le importa niente di te. zero. profitto, solo profitto. è il prodotto di una lunga serie di scissioni molecolari, il principio stesso della preservazione e della riproduzione della vita nel mondo animale. da una cellula se ne generano due. le banche, attraverso scissioni e fusioni si evolvono. le più virtuose divengono banche d'investimento, modificano il proprio dna ed investono in attività di natura differente da quelle del sistema creditizio: prima assicurazioni e provvidenza, poi testate giornalistiche, poi società energetiche (vedi EDISON). alle volte da competitori, altre volte da acquirenti. poi investono su altre banche e la scissione molecolare riprende da capo. il miracolo della vita. una volta finio lo spazio privato, l'obiettivo è il pubblico: enti nazionali, società pensionistiche, trasporti, ed in fine lo stato stesso, che ha preso denaro in prestito. prima l'indebitamento e poi l'acquisizione.
per quanto sia banale rendersene conto, è allo stesso tempo banale capirne la validità. e perchè non dovrebbe accadere? non ci sono limiti al desiderio di fare profitto. e se il sitema lo permette è da fessi non farlo. si tratta di individui amorali e senza nessuna etica. è il male, il lato oscuro, l'inferno in terra, il cancro beato che infetta ed infesta ogni ambito sociale. sono maschere da giullare, vestiti colorati, promesse e strette di mano. mani unte, manager viscidi. è la differenza sottile tra lecito e giusto

venerdì 4 aprile 2008


Nicosia, capitale dell'isola di Cipro, simbolo della separazione etnica delle comunità greco-ortodosse e turco-musulmane. dopo 44 anni Ledra Street, una grossa arteria del centro, è stata riaperta al transito tra le due partizioni della città. iniziativa portata avanti e fortemente voluta da onu ed ue e che ha visto partecipare una considerevole quantità di ciprioti che si sono mossi verso il rispettivo confine. ma per motivi di sicurezza le due componenti non sono entrate in contatto tra loro. dopo qualche ora il confine è stato nuovamente richiuso in seguito ad una presunta violazione di un accordo da parte della polizia turco-cipriota. l'avvenimento ha comunque un'importanza storica rivelante. dal 1964, la gorizia mediterranea vive sotto un regime di separazione forzata tra due diverse autorità. la decisione di dividere in due la città fu presa in seguito agli scontri interetnici. dieci anni dopo, l'intera isola fu "splittata" tra le due diverse comunità conseguentemente al colpo di forza militare di istambul che inviò l'esercito in risposta al tentativo di colpo di stato greco nell'isola.
la speciale rappresentante delle nazioni unite a cipro, elizabeth spehar, è consapevole che l'apertura della strada non rappresenta certamente la soluzione della questione cipriota, "but it does give us a glimpse when all the elements come together." altro elemento di eneorme importanza riguarda lo spostamento delle pattuglie di confine turche oltre l'orizzonte di nicosia nord. a livello di immagine e sul piano emozionale, la distanza delle mitragliatrici dallo spazio urbano è il valore aggiunto all'apertura della strada, una distensione delle priorità di sicurezza e della necessità di controllare con la forza il mantenimento della status quo. in ultima analisi è il monito principale a dimostrazione che la cittadinanza cipriota ha sorpassato, rispetto alle rispettive autorità politiche, il senso di rivincita e di rancore e che sia ormai matura l'epoca di una riconciliazione senza ricorso alle mediazioni onu ma attraverso lo spontaneo e reciproco riconoscimento di appartenere alla stessa identica società che sino alle deformazioni della guerra fredda, dei nazionalismi, dei colonelli e delle necessità atlantiche, si nutriva dell'essenza di entrambe le componenti etniche, metabolizzando in positivo e non esternalizzando in negativo le differenze.

giovedì 3 aprile 2008

non giocare con il fuoco



"PRISTINA (1 aprile) - La Serbia riconosce il Kosovo. E' il titolo che campeggia su alcuni quotidiani del Kosovo. La notizia, ovviamente, è un pesce d'aprile. Così scrive Kosova Sot, salvo avvertire con un occhiello a caratteri di stampa minimi che di «pesce d'aprile» si tratta. Stessa avvertenza sul Koha Ditore, la più diffusa testata di Pristina in lingua albanese, sbandierando un fantomatico «accordo segreto» sul riconoscimento fra il premier kosovaro, Hashim Thaci, e la diplomazia serba. Nella realtà la situazione è ben diversa e segnata da tensioni, come ammette un ultimo rapporto presentato al Palazzo di Vetro, a un mese e mezzo dal 17 febbraio giorno della proclamazione unilaterale d'indipendenza da Belgrado della provincia a maggioranza albanese respinta strenuamente come illegale e nulla dalla Serbia.A Mitrovica nord, roccaforte serba della regione c'è stata proprio oggi una manifestazione di protesta."
il messaggero, 1 aprile

che scherzo di pessimo gusto, non ho parole. il kosovo faccia molta attenzione altrimenti sarà ancora più doloroso il risveglio nella consapevolezza di essere stati immolati come antipasto della prossima guerra. c'è veramente poco da ridere. leggi qua:

"MOSCA, 2 APR - Un primo aereo russo con aiuti umanitari per l'enclave serba di Mitrovica in Kosovo e' partito stamani da Mosca verso Belgrado. Il velivolo, un Il-76, consegnera' 40 tonnellate di generi alimentari, compresi alimenti per bimbi. Lo ha reso noto l'agenzia Interfax, citando un portavoce del ministero per le situazioni di emergenza. L'aereo ha in programma altre missioni analoghe. Nei giorni scorsi il presidente russo Vladimir Putin aveva chiesto al governo di affrontare il problema degli aiuti umanitari alla popolazione serba che vive in Kosovo, senza pero' politicizzare la vicenda.(ANSA). SAV
02/04/2008 08:29"ansa_balcani

certo, sarà sicuramente normalissimo cibo per i bambini di mitrovica. il buon putin mica avrà inviato anche armi e consiglieri militari

[...] "Ad accogliere gli inviati russi in aeroporto il ministro serbo per il Kosovo Slobodan Samardzic. La Russia prevede l'invio di altri aiuti, per un totale di 140 tonnellate che saranno consegnati sempre via aerea nei prossimi giorni, e gestiti esclusivamente dalle autorità serbe in Kosovo." [...] Avionews, 2 aprile

[...] "This is the first of four flights of aid scheduled over the next 10 days. Russia announced the aid worth 1.7 million U.S. dollars to Kosovo Serbs following the U.S. decision to send arms to Kosovo last month." [...] english.people, 2 aprile


[...] "Russian officials said the aid would continue coming until April 10. Its value is estimated at US$ 1.7 million.

Russia bypassed the Kosovo authorities in sending aid to Serbs living in Kosovo, prompting Pristina to say that the aid would not be allowed to enter Kosovo without supervision from Pristina." [...] NewsNow, 3 aprile

mercoledì 2 aprile 2008

what's the problem?


giuseppe pizza è un ossessionato democristiano e da quindici anni si impegna con vigore nel garantire la presenza dello scudo crociato nelle competizioni elettorali. nel 1994 fonda il movimento "rinasciata della democrazia cristiana" che rivendicava il diritto politico di utilizzare il nome democrazia cristiana. una causa nobile e sicuramente molto utile in tempi di splendore, fiducia e benessere quali sono questi. ed alla fine, il vecchio pizza è riuscito a presentare il partito della democrazia cristiana in varie elezioni amministrative tra il 1998 ed il 2003. nel 2004 ha perfino esportato il progetto presentandolo alle europee del 2004 con il nome di "paese nuovo" (il colmo). fortunatamente solo qualche cugino ed alcuni condomini del suo palazzo hanno deciso di sprecare la loro domenica dando un voto a "paese nuovo" ed il risultato,su base nazionale (!) è stato un misero 0,2%. e visto che vi era un'importante fetta di potere da dividere, "paese nuovo" si spacca (!!!) e dalla sua immensa metà ne viene fuori il "partito della democrazia cristiana" guidato da angelo sandri, il quale rivendica per se il nome ed il simbolo della dc. nel 2006 pizza si presenta con l'unione di romano prodi, una coalizione che, come ormai è riconosciuto da tutti, brillava proprio per la sua forte identità e per la coerenza della composizione organica. nel novembre 2006 pizza vince la sua battaglia più importante: la magistratura gli riconosce la legittimità di continuatore ufficiale della dc. fico, no? eletto all'unanimità segratario della dc nel xx congresso (cioè, ci crede sul serio..) per le prossime elezioni si presenterà con il popolo della libertà perchè deluso della coalizione di csx. insomma un eroe, un leader. grazie a pizza possiamo di nuovo dormire nella sicurezza, sapendo che la dc vigila sui nostri sonni alleandosi sempre con il più forte.
ma c'è un problema: il consiglio di stato ha dato il via libera alla presentazione del simbolo dello scudo crociato solo in data odierna. a questo punto il pizza ed il suo fondamentale movimento politico potrebbe rivendicare i 15 giorni di campagna elettorale persi!!!! scherziamo!!immaginate quante cose importanti ha da dire al paese il segretario della democrazia cristiana. mica l'ultimo degli stronzi. che scherzi? ed allora perchè non rinviare la data elettorale? si, geniale. lo stesso ministro amato (interni) non ha escluso la possibilità. ed anche se berlusconi, candidato presidente della lista in spicca la dc, ha fatto appello al senso di responsabilità della dc auspicando ad una rinuncia ai 15 giorni di campagna elettorale persi.
e lui, il pizza, che non è un coglione, risponde così:

PIZZA: 'CHIEDIAMO SEQUESTRO SIMBOLO UDC'
"L'esclusione dalla competizione politica nazionale non è dovuta ad una nostra responsabilità, ci siamo battuti fino in fondo contro un provvedimento iniquo e sbagliato, l'ordinanza del Consiglio di Stato ci ha dato ragione ed ora abbiamo diritto di svolgere la campagna elettorale come tutti gli altri partiti". Lo ha dichiarato il segretario nazionale della Democrazia Cristiana, Giuseppe Pizza, ai microfoni di Infoparl.it, che ha diffuso il testo dell'intervista. "Già ci è capitata la stessa vicenda per le elezioni amministrative dello scorso anno - continua Pizza - e tre Tribunali amministrativi regionali e il Consiglio di Stato ci avevano dato ragione, stavolta abbiamo ottenuto una conferma più difficile, perché il ministero dell'Interno ha preso una decisione politica e non amministrativa". "Ci siamo attivati per far sequestrare il simbolo Udc, che viene ancora usato illegittimamente nonostante la sentenza che autorizza solo la nostra formazione politica ad utilizzare lo scudo crociato", conclude.
ANSA.it

il simbolo della dc, questa si che è una questione di fondamentale importanza.mica il caro prezzi o i tumori o la decadenza morale della società o la guerra alle porte. prima di tutto tuteliamo il diritto della dc a presentare il suo merdoso simbolo ed a svolgere la campagna elettorale come tutti gli altri. poi, magari, penseremo a risolvere i problemi reali

giovedì 27 marzo 2008

STUPIDA PAR CONDICIO


CorSera

ROMA - Il caso di Porta a Porta per Silvio Berlusconi «è un atto di violenza della sinistra e di Veltroni». Il segeretario del Pd aveva reso noto di partecipare alla trasmissione di Bruno Vespa solo se ci fosse stato un confronto diretto con il candidato premier del Pdl, il quale però non ha accettato: «Se facessi il confronto televisivo con Veltroni, dovrei farlo con gli altri dodici candidati che hanno gli stessi diritti», ha detto il Cavaliere. A questo punto Veltroni ha risposto che non sarebbe andato nemmeno a una trasmissione in cui egli avrebbe risposto da solo alle domande dei gionalisti. Quindi la Rai è stata costretta, per la par condicio, anche ad annullare la puntata in cui Berlusconi avrebbe risposto da solo ai giornalisti.


stupida par condicio: con una mano offre e con l'altra prende. stupida par condicio: avvantaggia uno e svantaggia un'altro. stupida par condicio: sette canali, digitale e telegiornali. stupida par condicio: offesa e maleducata, vittima e carnefice. stupida par condicio perchè da voce agli stupidi i quali, a loro volta, danno dello stupido ad altri. stupida par condici perchè condicio sine qua non indispensabile dovrebbe essere che nessuno dei contendenti può essere padrone di media e network. stupida par condicio perchè ha ragione berlusconi: la rai è in mano alla sinistra. stupida par condicio perchè ha ragione veltroni: vienimi a sfidare da vespa. stupida par condicio perchè ha di nuovo ragione berlusconi: se vengo a sfidarti da vespa devo farlo anche con gli altri. stupida par condicio perchè quando dovrebbe vietare permette e quando deve permettere vieta. stupida par condicio: ogni canidato abbia un tot di ore a disposizione per la sua campagna elettorale, lo gestisca come meglio crede ed i voti veri vada a prenderseli in strada tra la gente, negli uffici e nelle abbriche, nelle chiese, nei campi di calcio, o di golf o di tennis o vattelapesca... si sporchino le mani di sano lardo umano e non del solito olio unto delle telecamere.

martedì 25 marzo 2008

lezioni di polso

MUNICH

"Appelius stumbled upon this history in 2005, when he was researching German government archives and came across the autopsy report of a young German man who had been killed in Bulgaria. "I was really shocked about this," Appelius said. "I never heard about such a case before. And I thought if there was one case of this sort there were probably more of them."

"The Stasi tried to cover up some border deaths, sealing coffins and declaring that the dead had been killed in traffic accidents. Until 1975, the Bulgarian authorities often hastily buried the bodies of victims in the border zones where they fell. The current Bulgarian government has not been forthcoming, and the German government has not pressed the recent European Union member to open up."
Internat.H.T
"La Storia si fa immagine. A raccoglierla è un giovane fotografo di ventidue anni, Gianni Giansanti, oggi uno dei più grandi fotogiornalisti internazionali."
"Il 9 maggio verso le dodici e mezza, alcuni colleghi, dopo aver fotografato l'ennesimo incontro, scendono e mi invitano a mangiare. Ma io resto, perché quel giorno volevo fare qualche primo piano a colori, Zaccagnini, Fanfani, Andreotti, da tenere in archivio e magari vendere a qualche settimanale. A un certo punto vedo uscire dal portone di Piazza del Gesù due, tre poliziotti in borghese che salgono su una macchina, sgommano e si dirigono a tutta velocità verso Largo Argentina. Li seguo in moto, Corso Vittorio, la pattuglia inchioda, rigira, torna in Largo Argentina, quindi Botteghe Oscure. E li si ferma. Arrivano i celerini che bloccano via Michelangelo Caetani. Cordone, non si passa. Ma mi accorgo che l'altro ingresso della strada non è stato ancora sbarrato."
Scorri la sequenza delle foto

il corpo di aldo moro ha valenza legale, valore di legge dello stato. una circolare interna per i ministeri, una linea di partito. è l'esito delle consulatazioni sul da farsi della repubblica alla luce di quanto stava accadendo. era importante capire quanto lungo fosse il guinzaglio. l'Alleato più azzardato diede l'esempio, ed allora, invece di allargare troppo i confini del potere li si ampliò del tanto giusto che bastava per non scontentare nessuno lottizzando l'intero paese, indebitandolo subito dopo per comprarselo loro.
great job, my italian friends :) !!!!


domenica 23 marzo 2008

inter kaputt!


dal blog di christian rocca





Non è successo niente

Due anni dopo, una sola squadra in campo. E un solo allenatore in panchina, ché quello che "vince sempre" (copyright Pravda Rosa) è rimasto a casa. Appena vedono la Juve, anche questa Juve, gli indossatori mettono in campo sempre sei terzini, di cui due a centrocampo e uno "Burdisso due fisso", uno dei più scarsi difensori mai visti sui campi di serie A. Forse l'unico più scarso di lui è Maxwell, a rinnovare la straordinaria tradizione della fascia sinistra degli indossatori. La partita doveva finire 1-6, ma è finita soltanto 1-2 con Materazzi a piangere, gli indossatori come al solito sempre a protestare E a far ridere.

mercoledì 19 marzo 2008

gli awards tedeschi


















dall'articolo:

"Because Hitler's regime placed the swastika in the center of the medal's simple black-and-silver design and handed out millions of them during World War II, the award remains off-limits for today's army.

"The symbol was abused by the Nazis and as a result has also become a symbol for the crimes of the Wehrmacht during National Socialism," said Stephan Kramer, secretary general of the Central Council of Jews in Germany. Kramer said that he believed that German soldiers deserve a medal for bravery, but one with an untainted design."

BERLIN: The German Army today has no awards for courage, only for attendance. The painful debate over reviving the famed Iron Cross to fill that gap underscores how distant Germany remains from normality when it comes to the military.

At a time when allies, including the United States, are pressing Germany to send more troops into the most dangerous parts of Afghanistan, the country is only beginning to reconnect with the basic trappings that go hand-in-hand with armed deployments. Not only does the Bundeswehr lack medals for valor, it does not have an award comparable to the Purple Heart for wounded U.S. soldiers.

[...]

Georg Martin, 83, a private during World War II, received the Wound Badge in Silver for the three times he was severely wounded, as well as an Iron Cross for fighting as part of a machine gun crew during the Battle of Kharkov in what is today Ukraine. In fact, he has two of each of them.

Once a year, on the national memorial day, Volkstrauertag, he dons replicas he purchased in 1959, at his own expense, for a few Deutsche marks. Meanwhile, in a file where he keeps copies of his military hospital records, sit the originals, bearing the swastika of the Third Reich.

The history of the Iron Cross, designed by the German architect and painter, Karl Friedrich Schinkel, dates to 1813 and the Prussian War of Liberation against Napoleon. But it is the Nazi history that takes precedence.

continua su:

the international herald tribune 19 marzo


martedì 18 marzo 2008

Odore di polvere da sparo nel vecchio continente



UN officer dies after Kosovo riot

[...]The Ukrainian officer who died had been part of a special unit which had moved in to the courthouse, arresting more than 50 Serbs.[...]

[...]The UN says 41 policemen are still being treated for their injuries.

Eleven French officers have been flown home for treatment. Ukrainians and Poles are also among the wounded.

Doctors say a Serb demonstrator who was shot in the head is in a coma, fighting for his life.

Nato admitted its troops had used "both lethal and non-lethal means" - but had only shot in the air.

Officials in Belgrade have accused the UN and Nato of using excessive force against demonstrators. Russia's UN Ambassador Vitaly Churkin also suggested there had been a lack of restraint.[...]

Opinione d'oltre alpe





[...]Les deux grands partis plafonnent en raison de "la faible intensité de la campagne", diagnostique le politologue Ilvo Diamanti. Faut-il s'attendre à un durcissement dans les prochaines semaines ? En refusant de s'allier à la gauche radicale, comme l'avait fait le centre-gauche lors des dernières échéances, le Parti démocrate a privé M. Berlusconi de sa cible communiste préférée. Il lui a aussi confisqué son vieil ennemi, Romano Prodi, qui expédie discrètement les affaires courantes après avoir annoncé son retrait de la politique italienne.

En leur distribuant leur "kit" de campagne, M. Berlusconi a conseillé à ses candidats de comparer l'ancien maire de Rome à Staline. Mais l'argument fait sourire. Admirateur des Kennedy et soutien d'Obama, le leader de la gauche réformatrice célèbre "le vent nouveau qui souffle de l'Amérique" et "les idées démocrates capables de réunir la croissance économique et la lutte contre la pauvreté".[...]

[...]Ce renouvellement de la classe politique n'emballe pas tout le monde : "Les listes présentées par le Peuple de la liberté et le Parti démocrate sont médiocres", estime le quotidien économique Il Sole 24 Ore. Pour son éditorialiste, "jamais la campagne électorale n'aura été autant concentrée sur deux personnages symboles qui sont devenus des machines à ramasser les voix". Leur credo commun étant le "vote utile", ils n'ont pas de quoi faire chavirer les foules.

Mais la campagne en demi-teinte découle aussi du système électoral. Grâce à la prime majoritaire, le parti arrivé en tête aura une confortable majorité à la Chambre des députés. En revanche, la partie risque d'être serrée au Sénat, où le résultat final peut se jouer dans trois ou quatre régions clés. La perspective d'une prochaine cohabitation, voire d'une "grande coalition", n'incite pas à se déchirer.

Jean-Jacques Bozonnet

lunedì 17 marzo 2008

oltre i semafori, oltre i tetti













oltre i semafori, oltre i tetti, l'orizzonte terso.
nemmeno una nuvola nel cielo, nemmeno una lacrima dagli occhi.
musiche rapide o bit monotoni o monotoni piaceri o favori scontati o mistri risolti o momenti infiniti o incomprensioni comprese solo da una parte.
maniche corte, legno di ciliegio, bichieri di cristallo.
modifiche organiche, rivalutazione del niente

domenica 16 marzo 2008

il marketing politico di veltroni

oggi, 16 marzo, alle ore 16 veltroni è al verdi di gorizia.una densa folla si era accalcata un'ora prima all'ingresso del teatro.molti vecchi,pochi giovani,qualche famiglia.all'ingresso viene distribuito un piccolo manifesto molto minimal e con tre frasi: "per un'italia moderna", "si può fare" e "veltroni presidente". tutto in stampatello, in bianco su sfondo verde. già l'idea, di per se, è molto americana ed ale, in parte a me, mi fa notare la spaventosa somiglianza con i manifesti che alle conventions di obama sventolano i supporter del senatore nero.in effetti se veltroni fosse nero e se propagandasse in inglese, tra lui ed obama sarebbe dura trovare differenze.inizia il suo discorso dando da subito un'impostazione emozionale, parla del nonno materno, sloveno, torturato dai nazisti nei giorni della roma città aperta, racconta i piccoli inconvenienti di avere una madre di nome e cognome slavo.poi racconta di come durante le 53 tappe precedenti ha incontrato pezzi della storia della sua famiglia: una vecchietta di lecco gli dice che una volta aveva conosciuto suo padre, cronista del giro d'italia e che in un'altra città, un'altra vecchietta, gli ha fatto avere una foto di sua nonna.insomma, sembra più un prete che un politico e conquista subito la fiducia della paltea, a cui si rivolge invitandola a partecipare in prima persona al cambiamento del paese, dice: "c'è bisogno di più NOI".infatti ammette che in italia, ciò che veramente non funziona è la politica.parla delle bellezze artistiche e paesaggistiche del paese, dell'onestà della gente e del successo dell'imprenditoria del nord est.ciò che non funziona è la politica.fa quache battuta,qualche interruzione di applausi, dietro di lui un grande striscione verde sul quale compare, a sinistra, il grande cerchio del simbolo del pd, anch'esso molto yankee. ai lati del palco due colonne verdi con il simbolo in cima.elogia il coraggio della scelta fatta dal suo partito e della novità (parola ripetuta più volte,forse con un certo abuso) che il pd ha introdotto nella scena politica, un movimento che, a suo dire, ha spiazzato i suoi avversari.molto interessante il disorso della novità: in pratica si dice portavoce di un nuovo modo di fare la politica, con altri linguaggi, con una nuova sintassi.elogia la scelta di visitare 110 provincie italiane, di aver dato spazio ai giovani ed alle donne.promette di dimezzare il numero dei parlamentari e di aumentare i salari minimi.
non nomina mai berlusconi, ma fa una lunga allusione al tema del programma strappato e del programma copiato. ancora qualche battuta per poi passare a casini e la "puzza di inciuccio" da lui intercettata, citando il motivetto di jannacci "vengo anch'io, no tu no" come trattamento a lui riservato dal popolo della libertà.risate del pubblico.
poi passa alle promesse "politiche", alle bugie spudorate, allo schiffo da cui proviene, non mi va neppure di parlarne.
dulcis in fundo, un fatto che mi ha veramente sbalordito: l'inno di mameli!! signora maleducata in parte a parte, credevo che solo an suonasse l'inno alle convention. forse visto che fini ed il suo partito sono scivolati dentro il pdl si è aperta una deriva nazionalista a sinistra? no...non credo.sarà che veltroni crede di poter fare tutto e devo ammettere che sembra quasi convinto. alla fine il mio giudizio sul suo comizio (perchè pur sempre di comizio si parla, benchè lui si sforzi di venderlo come un altro prodotto) è positivo. sul parco si comporta bene, ha un atteggiamento modesto nei confronti della platea, sembra un amico,fa battute leggere, non parla male di nessuno, non condanna, non accusa nessuno. i suoi argomenti sono semplici, no parla di cifre ed ha sempre in bocca l'aggettivo "nuovo".
bravo veltroni, che dio ti aiuti

venerdì 14 marzo 2008

pizzo e mandolino


ma alla fine la colpa di chi è?
tra spazzatura ed estorsione ci passano di mezzo appalti e tangenti, ma alla fine la colpa di chi è?
risposta, risposta: mafia.
sciascia diceva che non si può processare la mafia perchè non si può processare lo stato.

MA NN MI BASTA

chi paga il pizzo non può essere rapinato. o no?

bene.ciò significa che il vero bisogno di mafia non sta al vertice, ma alla base. lo scagnozzo è responsabile quanto il commerciante. ognuno "tiene famiglia".

è più grave vendere le sigarette di contrabbando o comprarle?
è peggio prendere tangenti o pagarle?

e poi ci sono tutte quelle storie di pistole e violenze.

è peggio accettare un oltraggio oppure farlo?

finchè la paura dipende dall'assenza di volontà di mettere a rischio la propria condizione attuale pur di preservare i pochi istanti di felicità la vita dei nostri figli sarà costretta ad adattarsi al nostro esempio.

se la mafia spara significa che c'è qualcuno che il suo volere non lo ha rispettato

la mafia è una condizione mentale delle vittime. il vero responsabile è colui che davanti al pericolo indietreggia e che preferisce accettare di trasmettere in eredità la propria paura piuttosto che sparare in faccia a chi vuole condannare i propri figli a fare la sua stessa fine di codardo immondo

vederci con occhi esterni


The grandson of the last king of Italy, the brother of slain fashion designer Gianni Versace and a Roman princess who is close to the pope are among the mixed bag of unorthodox candidates vying for a seat in next month's general elections.

Parties from the right and left have enrolled these household names to foster their image, draw votes, or simply be provocative. Nobody, however, has ventured as far as the maverick Radical Party famously did 20 years ago, when it enrolled — and managed to get elected — pornstar Ilona Staller, commonly known as Cicciolina.

The fact Italy has been a republic since the end of World War II isn't stopping Emmanuel Filiberto of the Savoy royal family from seeking a seat in parliament in the April 13-14 elections.

The 35-year-old prince, who has denied having any claims to the throne, said Thursday he is running as an ordinary citizen — even though a number of monarchic nostalgics filled the room where he presented his candidacy in Milan. He will campaign under his own list called "Values and Future."

Emmanuel Filiberto returned to Italy with his family in 2002 after a half-century of exile imposed on the Savoy males because of the monarchy's support for fascist dictator Benito Mussolini. He says he wants to represent Italians living abroad, as they were the ones who helped him connect to Italy while he was away

Roman princess Alessandra Borghese, whose family tree includes a 17th-century pope, is running for a Senate seat under a centrist party that, like Borghese herself, has strong ties to the Vatican.

The 44-year-old princess is close to Pope Benedict XVI, has been a Vatican correspondent for the country's largest newsweekly and has written books about faith.

Some say the eye-catching names running for election this year are just filler in a parliament that features 945 lawmakers between the two chambers — a high and expensive number that all sides promise to reduce if elected.

"In parliament, there are 30 people who actually work, all the others just need to be there, and be loyal," Silvio Berlusconi, the conservative candidate for premier, said recently.

Berlusconi — the media mogul and soccer team owner who recently lost the title of Italy's richest man, falling to third — is himself not your average candidate, and his Freedom People list features some unusual names.

One is Santo Versace, whose brother, star designer Gianni, was shot to death in Miami Beach in 1997. Santo runs the business side of the Versace fashion house.

Others vying for a seat are an actor who aims to become culture minister, the leader of taxi protest that paralyzed Rome in the summer of 2006 and a former cross-country Olympic medalist looking for her second stint in parliament.

The Democratic Party, meanwhile, has enrolled the sole survivor of a deadly fire at a ThyssenKrupp plant in Turin in December — a case that has become a symbol in Italy's fight for more safety in the workplace.

Saying that it wants candidates to represent civil society, Democratic Party leader Walter Veltroni is also presenting a renowned oncologist, an up-and-coming entrepreneur and a magistrate who doubles as a writer of successful detective stories.

A former Iraq hostage who says he wants to defend Christian values and the TV presenter of a popular soccer show are running for a far-right party.

Almost 150 lists, parties and movements registered themselves by the Interior Minister's deadline earlier this month. While the overwhelming majority will not garner enough votes to elect any lawmakers, there's something for all tastes.

The "No Garbage in Campania" list is a reference to the trash crisis that exploded in Naples and its surrounding Campania region late last year. Then there's the "Liberal Catholic Holy Roman Empire," the "Internet Party," the "Dolphin National Movement," along with Fascist and communist nostalgics.

Hoping to bank on widespread sentiments of disappointment against Italy's ruling class, some lists are using names similar to that of satirist and anti-elite crusader Beppe Grillo, who himself is not running. Another is simply called "I Don't Vote."

The Associated Press
Published: March 13, 2008

domenica 9 marzo 2008

la vera borsa è luis vuitton,cojon


nel 2006 me ne sono rimasto buono-buono in spagna sicuro del fatto che berlusconi avrebbe perso le elezioni senza il bisogno del mio aiuto.poi alla fine prodi ha vinto ma forza italia nn ha perso per niente.dipende da una neanche tanto strana congiuntura tra qanto accaduto nella notte al viminale ed alla ripartizione dei voti delle regioni su base proporzionale (svincolati dal risultato nazionale) delle disposizioni della legge 270 del 2005.

ora la cosa si fa più seria.ciò che risulterà dalle prossime elezioni sarà, a tutti gli effetti, una terza repubblica nata dagli errori (o false correzzioni) delle due precedenti. l'errore più grande è stato il precedente governo (o sarebbe nmeglio chiamarlo nn governo) impostato su criteri puramente elettorale e su un unico principio fondamentalmente sbagliato che si chiamava antiberlusconismo.
ora la cosa si fa più seria ed alle urne dobbiamo andare tutti e tutti dobbiamo mettere da parte, per un momento, i giustificati rancori nutriti contro gli intoccabili di partito. dobbiamo tutti andare alle urne ed andare a votare per il partito demeocratico.
quello che accadrà, a mio avviso, sarà abbastanza semplice: il popolo della libertà vincerà le elezioni con fini presidente della camera, bossi al senato, tremonti (ed il suo libro la paura e la speranza) al tesoro e frattini agli esteri (persona competente ed europeista...). ma al senato, dove in ogni caso berlusconi avrà i numeri, ci sarà la vera rivoluzione perchè nn si potrà fare a meno dei corridoi clientelari ed ideologici che il pd eredita dalle passate tradizioni del pci, dei progressisti, dei ds e dell'unione. grazie alla legge elettorale incostituzionale vigente, casini avrà i numeri al senato e la sinistra arcobaleno nn sarà una semplice frangia marginale delle poltrone di palazzo madama. mastella nn si presenterà alle elezioni (gli ultimi feticci del cancro della prima repubblica gettano la spugna di fronte all'indignazione dei salari bassi e del caro vita) e solo con veltroni dialogheranno casini e bertinotti. i due eviteranno di guardarsi negli occhi e sulle fondamentali mozioni della pressione fiscale sarà l'ex inquilino del campidoglio a parlare per loro conto. da canto suo berlusconi sarà molto più sereno: i cinque anni del suo mandato hanno messo in regola la sua figura di imprenditore, hanno depennato i diversi reati di cui si era macchiato ed hanno garantito alle sue aziende un periodo di splendore nn ancora conclusosi. questa serenità consentirà al president berlusconi di governare l'italia con una certa magnanimità.

il rpobelema vero che rimane e che nessuno la dentro può risolvere rigurada il debito pubblico: qualsiasi coalizione che risulterà vincitrice dell'aprile elttorale troverà sulla scrivania di palazzo chigi la rata di 70milioni di euro per rifinanziare il debito. cioè, 70milioni NN PER CHIUDERE IL DEBITO, MA PER MANTENERLO. chiunque espugnerà palazzo chigi (che, nn lo si dimentichi mai, è altra cosa rispetto al senato ed alla camera, ogni tanto ripassare la costituzione farebbe bene un po a tutti prima di mettersi in coda alle urne) dovrà fare i conti con questa bella sintesi scippata a wiki:

"Se la spesa per interessi aggrava il deficit pubblico, facendo ulteriormente aumentare il debito, può innescarsi un circolo vizioso in cui all'aumento vorticoso del debito corrisponde un aumento della spesa per interessi, dei deficit e quindi del debito pubblico.
Il taglio della spesa corrente per finanziare il debito ha effetti negativi sul gettito fiscale poiché la spesa pubblica è la via principale per stimolare la crescita economica."

bisogna a questo punto rendersi conto di un dato molto semplice: in italia nessun governo futuro sarà capace di risolvere questo punto fondamentale e qualunque governo, per poter mantenere in piedi lo stato dovrà mettere le mani nelle tasche degli italiani. che lo siffaccia con le imposte dirette (prodi) o indirette (berlusconi) gli italiani continueranno a finanziare il debito e solo con le briciole del disavanzo si finanzierà la crescita, la sanità, la provvidenza sociale, la ricerca e l'istruzione.

siamo un paese in rotta senza direzione

ma nn dobbiamo essere pessimisti, NO NO NO. e dalle grandi crisi che vengono fuori i grandi uomini. nn dobbiamo avere paura. andare a londra costa meno che fare una spesa per una cenetta intima. il superfluo, signori, imper sul necessario. i padroni del nostro denaro siamo noi. con il notro denaro dobbiamo mantenere in piedi lo stato e con il resto dobbiamo viverci!!!e per viverci dobbiamo fare dei sacrifici,dobbiamo rinunciare al superfluo.ognuno sia ministro del proprio tesoro,ognuno amministri la sua parte di debito nel miglior modo possibile evitando di impostare la propria spesa su criteri di pigrizia (spegni l'auto e vai a piedi), attrazione (se un prodotto è promosso da uno spot televisivo ricorda che quello spot costa più del prodotto stesso, che in se nn vale niente), status simbol (come può una borsa costare più dello stipendio netto di un operaio), noia (io da bambino giocavo con i sassi,porca puttana!!!!),integrazione sociale (sepgni la tv se ti fa male),frustazione (se sei grasso, l'unico modo per dimagrire è NN MANGIARE, sulla terra c'è chi nn mangia, chi mangia troppo e chi mangia e poi vomita.dei tre nessuno sta bene).

e da ultimo, cari ministri del tesoro (vostro), è arrivato il momento di renderci conto di un dato di fatto innegabilemte vero: il nostro tenore di vita è oltre le nostre possibilità. ci hanno ingannato, la globalizzazione è una bufala, è un falso mito di progresso basato su una truffa bancaria che ha fatto in modo che noi acquistassimo dalle industrie del terzo mondo pagando a debito.si regge tutto sul debito e le banche scoppiano. le banche e le assicurazioni hanno impacchettato debiti e gli ahnno quotati in borsa. hanno strutturato il debito,operazioni degne del demonio: il direttore ti convoca e ti propone di COMPRARE un debito!!! ma mica te lo dice così,giàmmai...ti propone un bond, un'opzioneput e/o call,un titolo di stato,ma che è sempre un debito che il caro direttore ha acquistato da altri in un vortice spaventoso che ha il suo epicentro in un ristretto numero di srl che hanno prodotto il debito attraverso le spa e che lo disperdono per il pianeta ricavandone gli utili dai tassi di interesse. è uno schiffffo legalizzato, è una truffa palnetaria, è il male assoluto.

good luck